Pomigliano, Antonio Avilio (Rinascita): "Ora torna il civismo sotto le vesti di restaurazione e trasformismo, ma lo combatteremo"

Felice Massimo De Falco • 19 febbraio 2023

Pomigliano, Antonio Avilio (Rinascita): "Ora torna il civismo sotto le vesti di restaurazione e trasformismo, ma lo combatteremo"

- 13 consiglieri, 8 di minoranza e 5 di maggioranza decretano la fine di Del Mastro. C’è sentore di preaccordo?


Credo sia opportuno fare una premessa. Quello che è accaduto non ha nulla di politico né, tantomeno, di coraggioso. Uomini e donne che fino a ieri hanno sostenuto ogni scelta, hanno gestito tutto il potere possibile, dalle cariche assessorili alle fondazioni fino ad arrivare alle partecipate, hanno votato ogni atto nei consigli comunali; che insomma che hanno fatto il bello ed il cattivo tempo, hanno preferito andare nella stanza di un notaio invece che assumersi le proprie responsabilità dinnanzi alla città, nel Consiglio Comunale. Senza metterci la faccia. Senza spiegare perché hanno cambiato idea così repentinamente. Questo tentativo di riacquistare una verginità politica nasconde, in realtà, solo interessi personali e non ha nulla a che fare con i bisogni reali di una comunità che soffre. Noi chiudiamo questa consiliatura all'opposizione. L'abbiamo fatta dal giugno 2021, con votazioni, emendamenti e atti. Con la politica.

Oggi chi dalla maggioranza ha firmato le dimissioni dal notaio spiega che c'erano problemi dall'inizio della legislatura. Cosa assolutamente verissima. Allora perché non li hanno spiegati alla città come abbiamo fatto noi? Ricordo che quelle erano le stesse persone che ci accusavano di essere usciti "troppo presto".

Io non so se ci sia un accordo. So solo che noi saremo avversari sia di chi vuole una restaurazione a Pomigliano sia di chi, sotto la veste del civismo, prova a nascondere il più classico del trasformismo.


- Avete chiesto un consiglio comunale dove ognuno si prenda le proprie responsabilità. Voi da che parte state?


Noi siamo dalla stessa parte di sempre. A giugno 2021 abbiamo votato contro il primo bilancio di previsione collocandoci all'opposizione. Abbiamo intuito subito il fallimento del progetto politico. Denunciammo la mancanza di visione. Spesso abbiamo ingaggiato con la maggioranza battaglie. Abbiamo proposto emendamenti sull'edilizia e sugli appalti al primo bilancio, abbiamo lottato duramente, con grande fatica ed impegno, per la questione Zaky-Regeni, abbiamo fatto mozioni, interrogazioni, e ci siamo battuti contro il PUC. Le nostre azioni sono agli atti. Siamo stati definiti immaturi e settari. Avevamo ragione noi. L'amministrazione non funzionava. Ma bisogna fare la politica, non i sotterfugi.

- Non eravate la parte critica della maggioranza sull’ insussistenza di Del Mastro?

Ripeto: eravamo la voce critica della maggioranza quando ne facevamo parte. Ma, per primi, ne abbiamo preso, a giugno 2021, le distanze. Da lì sono iniziate dure battaglie. Il nostro terreno era, ed è tutt’ora, sempre politico. A differenza di altri noi, però, al giochino delle spartenze non abbiamo mai voluto partecipare.


- Parlate in un manifesto di accordi inconfessabili. A cosa vi riferite?


Ci riferiamo ad una prospettiva cupa per la città. O la restaurazione di un passato che non dimentichiamo e che combatteremo; o il trasformismo politico di queste ore. Non siamo noi contro loro. Sono costoro contro la città.

- Ora si torna al voto. La sinistra è spaccata. Come si riordina in poco tempo una coalizione spendibile?

Se c'è una cosa che le elezioni del 2020 ci hanno dimostrato è che una coalizione senza una sintesi politica non ha futuro. Mentre tutto si consuma sui social e nei palazzi, la città soffre. La viabilità è impossibile, siamo affogati dalle polveri sottili, il welfare va potenziato e ripensato, alcune delle nostre partecipate sono in grande affanno e indebitate, le prospettive per la gioventù pomiglianese sembrano confinate nel food and beverage e le periferie sono sempre più sole. Che vogliamo fare di tutto questo? Abbiamo idee? Pensiamo a questo. La coalizione iniziamo a farla da qui.

 

 - Inizia il valzer delle alleanze. La scelta delle dimissioni di Riccio non è piaciuta a buona parte del Pd e dei vertici napoletani. Appare isolato. La sinistra è spaccata. Come si ricostruisce un’alleanza credibile?


La scelta di fare e sostenere il "laboratorio" per noi era dettata da una constatazione: a Pomigliano, nel 2020, non si viveva bene. Venivamo da un decennio di governo che, a nostro avviso, aveva aggravato le condizioni della città. Un assessore ed un consigliere arrestati in flagranza di reato, infrastrutture schizofreniche, una su tutte la Rotonda Ponte, il livello delle polveri sottili sempre più alto, i beni comunali di tutti dati nelle mani di pochi, assenza di luoghi culturali, il museo della memoria chiuso, un intero settore quello sociale, esternalizzato e soprattutto un modo di gestire il potere arrogante e feudale. Il nostro discrimine era il programma. Infatti, nel momento in cui questo è stato disatteso dall'amministrazione ne abbiamo immediatamente tratto le nostre conclusioni.

Quelli che hanno firmato l'atto dal notaio sono 13 consiglieri che si caratterizzano come entità distinte. Non c'è un progetto o una visione comune alternativa a questa amministrazione. Semmai, se c'è un punto di unione, è la continuità con quella precedente. La vicenda del PD è palese: il segretario locale, che era anche vicesindaco e assessore al bilancio, si dimette contro sé stesso, senza coinvolgere i suoi consiglieri e il suo circolo. Noi di Rinascita abbiamo scelto un modello completamente opposto: ogni decisione è ampiamente discussa per arrivare ad una sintesi condivisa. La chiave della politica moderna è uscire dai personalismi e tornare ad essere una comunità che rappresenti i cittadini

 

- Se dall’inizio siete stati scettici sull’amministrazione perché avevate scelto Del Mastro e un’aggregazione “insolita”?


Certamente una crisi del genere è accaduta anche perché chi doveva garantire la tenuta della maggioranza non è stato all'altezza del compito. Tuttavia, molto hanno giocato mire ed ambizioni del tutto prive di una prospettiva politica. Il tutto in uno scenario generale di crisi, con la disaffezione della popolazione verso la cosa pubblica che cresce di ora in ora.


- È vero, come dice Sibilio, che Del Mastro era stato lasciato solo dai suoi?


L’ex sindaco si è trovato a mediare tra personalismi e veti incrociati, provenienti da buona parte della sua maggioranza. Ha commesso una serie di errori, spesso si è fidato delle persone sbagliate e non è riuscito a gestire al meglio le continue pressioni che gli arrivavano da ogni lato, spesso da salotti politici molto distanti da Pomigliano. Sicuramente è stato lasciato solo dai “suoi” perché cinque consiglieri di maggioranza e due assessori gli hanno voltato le spalle, senza alcuna motivazione politica. Ora, addossare la colpa, come stanno facendo i firmatari delle dimissioni notarili agli ex 5 stelle e alle elezioni politiche nazionali è assolutamente miope: se la maggioranza fosse stata coesa, avesse avuto un programma condiviso, e avesse amministrato al meglio, sarebbe andata avanti senza scossoni fino a fine legislatura. La mia sensazione, condivisa dalla comunità di Rinascita, è che le politiche sono state solo la scusa per palesare vendette e scontri personali, che non hanno alcuna radice politica.

Share

Tutti gli articoli

Autore: Marianna Marra 14 novembre 2025
L’incantesimo si è svolto in un bignami di vite vissute che hanno fatto la storia della tradizione e tuttora fanno scuola all’innovazione.
Autore: Redazione 6 novembre 2025
Comunicato Stampa: LINA E LE ALTRE
Autore: Felice Massimo De Falco 3 novembre 2025
Anna Poerio Riverso non scrive una biografia: tesse un arazzo familiare dove ogni filo è un documento inedito, ogni nodo un’emozione trattenuta. Con rigore accademico e pudore affettivo, l’autrice ci guida tra lettere autografe, poesie manoscritte, atti processuali, fino a farci toccare la carta ingiallita su cui Carlo, incatenato, annotava: «La catena è pesante, ma più pesante è il silenzio di chi sa e tace». In sole 128 pagine, dense come un distillato di storia vissuta, il volume si articola in capitoli che si intrecciano come i rami di un ulivo secolare, radicato nel suolo meridionale proteso verso l’epica nazionale. Ma un solo luogo accoglie per sempre i resti di una Famiglia di Patrioti: Pomigliano d’Arco. Potremmo chiamare Pomigliano in mille modi: Stalingrado del Sud per le sue lotte operaie, città di solerti lavoratori, terra di grandi figli come il presidente della Repubblica Giovanni Leone e tanti altri. Ma quando il sole tramonta dietro il Vesuvio e il vento passa tra le croci del cimitero, Pomigliano d’Arco resta la città dei Poerio e degli Imbriani. Perché qui non è sepolto solo il loro corpo: è sepolta la parte migliore di noi.
Autore: Giovanni Amitrano 23 ottobre 2025
"Chi come me ha attraversato grandi difficoltà mi affascina perché dentro di sé custodisce un sapere che non si trova nei libri: quello di chi ha sofferto, ha resistito e, nonostante tutto, ha continuato a vivere".
Autore: Valentina Manon Santini 23 ottobre 2025
Mercificare il dolore significa offendere tutte le donne che hanno subito davvero violenza — nelle mura domestiche, negli affetti, sul posto di lavoro. Anche chi, come me, ha conosciuto la violenza psicologica: la minaccia di isolamento, il tentativo di ridurti al silenzio, il ricatto sottile che ti vuole annientare, di chi ti dice “ti faccio terra bruciata, non lavorerai più. Questa è pornografia del dolore.
Autore: Felice Massimo De Falco 22 ottobre 2025
In un mondo che corre affannosamente verso l’oblio, dove il tempo divora le tracce dell’esistenza umana come un fiume in piena, Vera Dugo Iasevoli emerge come una guardiana della memoria collettiva. In questo libro, la professoressa non solo documenta fatti, ma infonde un’anima esistenzialista: il cimitero è “un silenzio che parla”, un “dormitorio” in attesa dell’alba eterna, un monito contro l’oblio. Valorizzando Pomigliano d’Arco – terra di patrioti, fede e resilienza – e i suoi avi, l’autrice ci invita a camminare tra le lapidi non come visitatori, ma come eredi di un’eredità immortale. Un’opera avvincente, essenziale per chi cerca radici nel flusso dell’esistenza: sì, si può fare, e si deve leggere.
Autore: Felice Massimo De Falco 5 ottobre 2025
In un’epoca in cui l’essere umano si riduce a un curriculum di successi effimeri, Vincenzo Siniscalchi emerge dal racconto di Domenico Ciruzzi non come un avvocato illustre – il “Maradona del codice penale” , potremmo definirlo con un’immagine che evoca dribbling geniali tra le maglie intricate della legge –, ma come un’esistenza autentica, un Sisifo napoletano che spinge il suo macigno non su per la collina del Palazzo di Giustizia, ma attraverso i vicoli della condizione umana, senza la paura di rotolare giù.
Autore: Redazione 19 settembre 2025
«Io non so perché mi sta succedendo questa cosa, so soltanto che ogni volta che guarisco qualcuno perdo un senso».
Autore: Marianna Marra 30 agosto 2025
Il film non si limita a rappresentare un caso isolato, ma dispiega inevitabilmente il racconto di realtà drammatiche più ampie che, con minuzia di particolari e sfumature emozionali, si fanno corpo e carne attraverso lo schermo.
Autore: Redazione 7 agosto 2025
Sorella Morte è un romanzo che sfida il lettore a confrontarsi con il mistero della vita e della morte, intrecciando il razionale e l’irrazionale in una narrazione avvincente. Il romanzo lascia una domanda esistenziale che risuona oltre le sue pagine: Se il male è un’eredità che scorre nel sangue, possiamo davvero sfuggire al nostro destino, o siamo condannati a ripetere gli errori dei nostri antenati?
Altri post