PNRR e Pomigliano: una sfida ardua ma si può vincere

Antonio De Falco • 29 aprile 2023

Purtroppo, le difficoltà amministrative che la PA incontra nella spesa dei fondi pubblici sono storiche e derivano dalla eccessiva burocratizzazione delle procedure soprattutto per quanto attiene la realizzazione delle opere pubbliche. A poco sono serviti i vari decreti “semplificazione” emanati dagli ultimi governi e a poco servirà anche la recente riforma del codice dei contratti che diventerà operativa il prossimo mese di luglio. La riforma “Salvini” ha sicuramente accelerato e semplificato le modalità di affidamento dei contratti pubblici ma poco inciderà su tutte le procedure che sono a monte della fase di avvio di un contratto ovvero su tutti i pareri, nullaosta e autorizzazioni che devono essere acquisiti prima di una gara d’appalto dall’infinità di enti (paesaggistici, sanitari, ambientali, di sicurezza…etc….).

Si è detto in tutti i modi, i circa 200 miliardi di euro di fondi del PNRR di cui ha beneficiato l’Italia, da spendere entro il 2026, rappresentano un’occasione più unica che rara per l’ammodernamento ambientale, digitale, infrastrutturale e sanitario del nostro paese. Occorre evidenziare però che l’obbiettivo temporale che ci è stato imposto fa a cazzotti con le normali difficoltà che la Pubblica Amministrazione incontra nella spesa e rendicontazione dei fondi.


Basti pensare che sono state spese solo poco più della metà delle risorse comunitarie “ordinarie” messe a disposizione dell’Italia nel vecchio ciclo di programmazione 2014-2020 eppure queste risorse sono pari ad appena un terzo di quelle disponibili con il Recovery Plan. I fondi della vecchia programmazione avevano il compito fondamentale di ridurre il gap infrastrutturale e sociale tra il Sud ed il Nord del nostro paese. Il meridione sta, quindi, perdendo un’opportunità imprescindibile.


Purtroppo, le difficoltà amministrative che la PA incontra nella spesa dei fondi pubblici sono storiche e derivano dalla eccessiva burocratizzazione delle procedure soprattutto per quanto attiene la realizzazione delle opere pubbliche. A poco sono serviti i vari decreti “semplificazione” emanati dagli ultimi governi e a poco servirà anche la recente riforma del codice dei contratti che diventerà operativa il prossimo mese di luglio. La riforma “Salvini” ha sicuramente accelerato e semplificato le modalità di affidamento dei contratti pubblici ma poco inciderà su tutte le procedure che sono a monte della fase di avvio di un contratto ovvero su tutti i pareri, nullaosta e autorizzazioni che devono essere acquisiti prima di una gara d’appalto dall’infinità di enti (paesaggistici, sanitari, ambientali, di sicurezza…etc….).


E’ questa pletora di pareri ed Enti coinvolti che rappresenta la vera causa dei ritardi nella realizzazione delle opere pubbliche. A questo, poi, si aggiunge l’impoverimento degli uffici tecnici, e non solo nei piccoli Enti. Mancano ormai le professionalità necessarie per la realizzazione delle opere. L’esiguo personale delle PA è già in forte affanno nello svolgimento dei carichi di lavoro derivanti dalla “normale amministrazione”. Questa condizione è in continuo peggioramento anche a causa della limitata attrattività della PA, soprattutto in termini economici e di carriera; i giovani preferiscono l’impiego privato rispetto a quello pubblico per la maggiore valorizzazione delle professionalità.


Tutto ciò si è fortemente appalesato nell’ultimo anno quando, nonostante la pubblicazione di diversi bandi di reclutamento legati al PNRR, di fatto, non si è riusciti neanche a colmare il vuoto negli organici derivanti dai recenti pensionamenti con il conseguente risultato di un generale invecchiamento della PA costituita prevalentemente da personale poco motivato e con un’età media intorno ai 50 anni.  Tutte queste difficoltà sono da tempo certificate, esiste, infatti, una pubblicazione dell’Agenzia per la Coesione Territoriale (https://www.agenziacoesione.gov.it/dossier_tematici/i-tempi-delle-opere-pubbliche/) che ha monitorato i tempi di realizzazione delle opere pubbliche. Ebbene, in Italia, la realizzazione di un’opera pubblica presenta una durata media superiore ai 5 anni fino ad arrivare a tempi ben superiori ai 10 anni per interventi con un investimento superiori ai 5 milioni di euro.


Questo fa capire benissimo quanto sia a dir poco “ardua” l’impresa del PNRR in vista della scadenza di agosto 2026. Come si può fare allora? Sarebbe importante procedere, con riforme strutturali, ad un’ulteriore semplificazione delle procedure autorizzatorie già avviata con i decreti semplificazione e semplificazione bis e prevedere sia lo svecchiamento della PA con procedure di assunzioni a “tempo indeterminato” più snelle sia ad una generale riqualificazione del personale già presente con un programma straordinario di formazione e aggiornamento professionale.   


Anche per Pomigliano il Recovery Plan rappresenterà un volano di sviluppo, la precedente amministrazione è stata brava ad ottenere molti fondi del PNRR, la nuova amministrazione dovrà esserlo ancor di più nel “metterli a terra” istituendo un ufficio speciale formato da personale specializzato nell’esecuzione delle opere pubbliche che, però, sia staccato dalla quotidianità delle emergenze e con il solo obbiettivo di centrare le scadenze ….la sfida è difficile ma si può ancora vincere!

 

di Antonio De Falco, ingegnere

 


Share

Tutti gli articoli

Autore: Marianna Marra 14 novembre 2025
L’incantesimo si è svolto in un bignami di vite vissute che hanno fatto la storia della tradizione e tuttora fanno scuola all’innovazione.
Autore: Redazione 6 novembre 2025
Comunicato Stampa: LINA E LE ALTRE
Autore: Felice Massimo De Falco 3 novembre 2025
Anna Poerio Riverso non scrive una biografia: tesse un arazzo familiare dove ogni filo è un documento inedito, ogni nodo un’emozione trattenuta. Con rigore accademico e pudore affettivo, l’autrice ci guida tra lettere autografe, poesie manoscritte, atti processuali, fino a farci toccare la carta ingiallita su cui Carlo, incatenato, annotava: «La catena è pesante, ma più pesante è il silenzio di chi sa e tace». In sole 128 pagine, dense come un distillato di storia vissuta, il volume si articola in capitoli che si intrecciano come i rami di un ulivo secolare, radicato nel suolo meridionale proteso verso l’epica nazionale. Ma un solo luogo accoglie per sempre i resti di una Famiglia di Patrioti: Pomigliano d’Arco. Potremmo chiamare Pomigliano in mille modi: Stalingrado del Sud per le sue lotte operaie, città di solerti lavoratori, terra di grandi figli come il presidente della Repubblica Giovanni Leone e tanti altri. Ma quando il sole tramonta dietro il Vesuvio e il vento passa tra le croci del cimitero, Pomigliano d’Arco resta la città dei Poerio e degli Imbriani. Perché qui non è sepolto solo il loro corpo: è sepolta la parte migliore di noi.
Autore: Giovanni Amitrano 23 ottobre 2025
"Chi come me ha attraversato grandi difficoltà mi affascina perché dentro di sé custodisce un sapere che non si trova nei libri: quello di chi ha sofferto, ha resistito e, nonostante tutto, ha continuato a vivere".
Autore: Valentina Manon Santini 23 ottobre 2025
Mercificare il dolore significa offendere tutte le donne che hanno subito davvero violenza — nelle mura domestiche, negli affetti, sul posto di lavoro. Anche chi, come me, ha conosciuto la violenza psicologica: la minaccia di isolamento, il tentativo di ridurti al silenzio, il ricatto sottile che ti vuole annientare, di chi ti dice “ti faccio terra bruciata, non lavorerai più. Questa è pornografia del dolore.
Autore: Felice Massimo De Falco 22 ottobre 2025
In un mondo che corre affannosamente verso l’oblio, dove il tempo divora le tracce dell’esistenza umana come un fiume in piena, Vera Dugo Iasevoli emerge come una guardiana della memoria collettiva. In questo libro, la professoressa non solo documenta fatti, ma infonde un’anima esistenzialista: il cimitero è “un silenzio che parla”, un “dormitorio” in attesa dell’alba eterna, un monito contro l’oblio. Valorizzando Pomigliano d’Arco – terra di patrioti, fede e resilienza – e i suoi avi, l’autrice ci invita a camminare tra le lapidi non come visitatori, ma come eredi di un’eredità immortale. Un’opera avvincente, essenziale per chi cerca radici nel flusso dell’esistenza: sì, si può fare, e si deve leggere.
Autore: Felice Massimo De Falco 5 ottobre 2025
In un’epoca in cui l’essere umano si riduce a un curriculum di successi effimeri, Vincenzo Siniscalchi emerge dal racconto di Domenico Ciruzzi non come un avvocato illustre – il “Maradona del codice penale” , potremmo definirlo con un’immagine che evoca dribbling geniali tra le maglie intricate della legge –, ma come un’esistenza autentica, un Sisifo napoletano che spinge il suo macigno non su per la collina del Palazzo di Giustizia, ma attraverso i vicoli della condizione umana, senza la paura di rotolare giù.
Autore: Redazione 19 settembre 2025
«Io non so perché mi sta succedendo questa cosa, so soltanto che ogni volta che guarisco qualcuno perdo un senso».
Autore: Marianna Marra 30 agosto 2025
Il film non si limita a rappresentare un caso isolato, ma dispiega inevitabilmente il racconto di realtà drammatiche più ampie che, con minuzia di particolari e sfumature emozionali, si fanno corpo e carne attraverso lo schermo.
Autore: Redazione 7 agosto 2025
Sorella Morte è un romanzo che sfida il lettore a confrontarsi con il mistero della vita e della morte, intrecciando il razionale e l’irrazionale in una narrazione avvincente. Il romanzo lascia una domanda esistenziale che risuona oltre le sue pagine: Se il male è un’eredità che scorre nel sangue, possiamo davvero sfuggire al nostro destino, o siamo condannati a ripetere gli errori dei nostri antenati?
Altri post