Pomigliano, la classe di ferro, i millenials e il "grande vecchio"

Saverio Auriemma • 27 marzo 2023

La vita, in quegli anni, si è sviluppata in un vortice di emozioni, di evoluzioni, in tutti i campi; nell’arte, nel cinema, nella musica. Tutto il vecchio equilibrio su cui si reggeva il sistema sociale va in frantumi, sotto la spinta delle contestazioni giovanili, che dalle fabbriche si riversarono nella società. Salta il vecchio rapporto tra capitale e lavoro, e nelle fabbriche si innesca una dinamica conflittuale che sposta il potere sempre più a favore dei lavoratori , con grandi mutamenti delle condizioni di vita , nella società, e di lavoro, nelle fabbriche. Nelle famiglie salta il sistema patriarcale, che assegnava alla figura del padre il potere di decidere su moglie e figli ,e l’invasione delle nuove tecnologie nelle mura domestiche, libera tempo alle donne che ne rivendicano l’uso in autonomia. Le porte delle università si aprono a tutti e a tutte, anche ai figli degli operai , che competono alla pari con gli altri alla conquista di posti di comando nelle imprese e nella società. Le donne iniziano a porre il problema di pari opportunità

Si chiamavano classe di ferro. Vi appartenevano tutti i nati nello stesso anno, e si consideravano migliori dei nati dopo . Si diceva anche che la classe di ferro verace era per i nati negli anni con lo zero; nei fatti , appartenenti a generazioni diverse, tra loro distanti di 10 anni. Ora la “classifica” avviene con lettere , XY,Z, che sembrano rimandarti ad un algoritmo che ne definisce il profilo.


La classe di ferro a cui appartengo, si è voluta dare un lessico moderno , per cui ai nati dal 1946 al 1964, l’hanno taggata “baby boomers”, per contrassegnare una generazione esplosa con il boom delle nascite , dopo le perdite di vite umane subite negli anni di guerra. La vita, in quegli anni, si è sviluppata in un vortice di emozioni, di evoluzioni, in tutti i campi; nell’arte, nel cinema, nella musica. Tutto il vecchio equilibrio su cui si reggeva il sistema sociale va in frantumi, sotto la spinta delle contestazioni giovanili, che dalle fabbriche si riversarono nella società.


Salta il vecchio rapporto tra capitale e lavoro, e nelle fabbriche si innesca una dinamica conflittuale che sposta il potere sempre più a favore dei lavoratori , con grandi mutamenti delle condizioni di vita , nella società, e di lavoro, nelle fabbriche. Nelle famiglie salta il sistema patriarcale, che assegnava alla figura del padre il potere di decidere su moglie e figli ,e l’invasione delle nuove tecnologie nelle mura domestiche, libera tempo alle donne che ne rivendicano l’uso in autonomia. Le porte delle università si aprono a tutti e a tutte, anche ai figli degli operai , che competono alla pari con gli altri alla conquista di posti di comando nelle imprese e nella società.


Le donne iniziano a porre il problema di pari opportunità ; il femminismo è stato lo sbocco ideologico di un movimento che si poneva in modo conflittuale e competitivo nel rapporto uomo/donna. Il telefonino ancora non ci impegnava per tante ore ( il cellulare si incomincia a vedere dai mondiali del‘90) , e la televisione entrava nelle nostre case nel 1953. Sono gli anni in cui si espande la vita associativa dove la politica con le sue strutture di partito ha alimentato un desiderio di partecipazione alla gestione del bene pubblico e ha aperto le possibilità a tutti dì accedere ai punti di comando prima riservati solo ai privilegiati.


Tutto ciò ha segnato il carattere di quella generazione, che passando dal rock alle occupazioni delle fabbriche, ha alternato la gioa del vivere con gli impegni che si assumevano nel lavoro e nella politica. Il tempo ha scandito con la sua gradualità le varie fasi. Con i suoi ritmi e con le regole condivise. In questo quadro complesso , è cresciuta una sana e robusta competizione , una gara per la selezione dei migliori , spinta dalla soddisfazione personale ad accedere ai piani alti della società , della politica, riconoscendone i meriti È normale. L’ambizione non è un vizio, se è vissuto nella moderazione ; è nel rapporto trofico dell’evoluzione darwiniana.


Le generazioni successive, X,Y,Z, vivono in un sistema regolato da leggi matematiche che li avvicina al mondo di Matrix, dove la velocità con cui entri ed esci dal quel mondo fantascientifico ti fa perdere la cognizione del reale , con- fondondosi con il vittuale. La connessione permanente sta stravolgendo i rapporti sociali, politici, nel lavoro, nelle famiglie.

La rapidità delle risposte che ottieni dalla rete e la velocità di passare dall’una all’altra, è superiore alla capacità neuronica di memorizzare i dati , per cui ogni informazione sostituisce quella precedente che tu nemmeno ricordi più, rimasta nella tua memoria per il tempo di un click. Ogni momento viene vissuto a sè stante, l’uno isolato dall’altro. È come se non avesse più importanza il vissuto, quello fa parte del passato, mentre si vuole vivere in un presente perenne , e perciò nemmeno con una proiezione nel futuro.


E si sa che un presente senza passato non ha un futuro. E allora come si esercita oggi la competizione? Come si sceglie il migliore? Quali sono i parametri che definiscono uno più bravo dell’altro? Le nuove generazioni non hanno gli strumenti di selezione dei baby boomers. I partiti con le sue strutture modulavano gli individualismi eccessivi, e l’io collettivo se ne usciva bene dalla lotta continua , mai sopita, con l’io individuale . Ora si ha tra le mani la potente struttura reticolare di internet, un mondo intero di conoscenze , a cui tutti possono accedere anche se quasi mai vengono da essi acquisite . Però ti crea l’illusione di sapere tutto, tanto basta un collegamento per avere la risposta ad ogni quesito; emerge chi è più bravo nell’uso di internet.


Così tutto diventa piatto, tutti possono fare tutto, e il tutto si può fare con niente; le competenze, le professionalità, gli studi, non servono a niente . La filosofia grillina dell’’uno vale uno , è stato il substrato culturale su cui si è costruito questo obbrobrio che ha portato il nostro Paese al degrado politico . Ed ha pervaso la mente delle giovani generazioni, alimentando tra di loro una spietata concorrenza senza riguardo alcuno, per conquistare con ogni mezzo ,e in tempi brevi , posizioni di potere , dove l’io personale prevale sull’io collettivo, invertendo così i rapporti di forza precedenti. La coerenza non conta, perché non si hanno idee, principi, valori da difendere. L’equilibrio tra ambizione e moderazione non c’è più; al suo posto imperversa il carrierismo, l’arrivismo.


È ciò che questi due anni e mezzo circa, l’amministrazione Del Mastro ha prodotto. In più, ha dilapidato un patrimonio politico-sociale-culturale ereditato dalla precedente gestione Russo, proprio perché ha creduto che si potesse governare senza competenze e senza capacità nell’affrontare i molteplici e complessi problemi di una città importante come la nostra. I guai e i guasti generati sono sotto gli occhi di tutti . Però il modo convulsivo con cui le varie forze politiche stanno affrontando le elezioni , è tipico di chi è stato influenzato dal modo approssimativo e autoreferenziale con cui ha governato la maggioranza decaduta.


La superficialità con cui ognuno si autocandida a sindaco a giorni alterni , con alleanze che si compongono e si scompongono , magari all’insaputa dei presunti alleati, rende il clima nervoso che non aiuta a creare le condizioni per far emergere una maggioranza e un sindaco capace di VOLTARE PAGINA. In alcuni momenti difficili della vita del nostro Paese, si è ricorso al “grande vecchio”, una figura capace di mettere insieme posizioni tra loro inconciliabili. È possibile e auspicabile che la generazione millenialls depositi gli arnesi per delegare al “ grande vecchio” il compito di trovare il bandolo della matassa, maledettamente ingarbugliata da personalismi che non servono. Magari scegliendolo presso la soglia dei baby boomers.


di Saverio Auriemma

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